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L’essere fratelli e sorelle universali

**Amiche e amici buon venerdì!**


Oggi vogliamo volgere il nostro sguardo su una donna che ci aiuta a continuare la nostra Adorazione Eucaristica di ieri, sull'essere fratelli e sorelle universali, amando nel servizio, amando nel donarsi, amando nel morire a noi stessi: per essere artefici del dialogo, artefici della cortesia, artefici del rispetto, artefici della fratellanza...: Madeleine Delbrêl mistica, poetessa e assistente sociale francese, del 1900.


*“«Figliolini miei, amatevi l'un l'altro»: è in sintesi tutto ciò che aveva da dire San Giovanni nella sua vecchiaia.*


*Noi dobbiamo amare Dio; il primo comandamento è costituito dall'amore di Dio. Il secondo però gli è simile e questo significa che soltanto attraverso gli altri noi possiamo rendere a Dio amore per amore.*


*Il pericolo sta nel fatto che il secondo comandamento può prendere il posto del primo. Ma noi abbiamo una prova per controllare il nostro amore: se amiamo cioè ogni uomo, se amiamo Cristo, se amiamo Dio in ogni uomo, senza preferenze, senza categorie, senza eccezioni.*


*Il secondo pericolo sta nel fatto che non siamo capaci di amare così e certo non ne saremo capaci, se separeremo la carità dalla fede e dalla speranza.*


*Soltanto la preghiera può darci la fede e la speranza. Senza la preghiera, non riusciremo ad amare. Nella preghiera e soltanto nella preghiera, il Cristo si rivelerà a noi in «ognuno» degli altri, per mezzo di una fede sempre più penetrante e capace di intuire al di là delle apparenze. Nella preghiera noi potremo domandare la capacità di donarci a ogni nostro fratello, quella capacità di dono senza 'Cui non c'è amore; mediante ,la preghiera la nostra speranza 'Crescerà fino a raggiungere la statura o il numero di tutti quelli che incontreremo o la profondità dei loro bisogni.*


*La fede e la speranza, dilatate per mezzo della preghiera, libereranno il sentiero del nostro amore dall'ostacolo che lo ingombra maggiormente: la preoccupazione di noi stessi.*


*Il terzo pericolo potrebbe essere quello di amare non «come Gesù ci ha amati», ma alla maniera umana. E questo è forse il pericolo più grande di tutti.*


*L'amore umano, infatti, per il fatto che è amore, è una cosa bella e grande. Anche gli increduli possono amare gli altri con un amore magnifico. Noi però non siamo stati chiamati ad amare così. Non dobbiamo dare agli altri il nostro amore, ma l'amore di Dio: l'Amore di Dio che è una persona divina, che è il Dono che Dio fa di se stesso a noi, ma che resta un dono, che deve - in un certo senso - passare al di là di noi, passare attraverso noi per andare altrove, per arrivare agli altri.*


*Un dono che esige l'Onnipotenza, senza permetterci di credere alla potenza di qualche altra cosa. Un dono che non possiamo conservare per noi senza estinguerlo, senza fargli cessare di essere dono.” *1


1 Madelelne Delbrél , La joie de croire, Edit. du Seuil - Parigi 1967 - pp. 71-72.


Immagine: da Google (modificata)



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