

Dove ognuno è QUALCUNO da amare.
MEMBRO DELLA ANGLICAN FREE COMMUNION INTERNATIONAL
Membro del CONSIGLIO MONDIALE DELLE CHIESE CRISTIANE
DIO NON PUNISCE PIU'
(Letture: Is 8, 23b – 9, 6a; Sal 95/96; Eb 1, 1-8a; Lc 2, 1-14 - anno A - Natale del Signore -
Rito ambrosiano)
Il tempo delle umiliazioni è finito, perché un bambino è nato per noi.
Il tempo della vendetta è finito, perché un bambino è nato per noi.
Il tempo della paura è finito, perché un bambino è nato per noi.
Il tempo del tempio è finito, perché un bambino è nato per noi.
Il tempo dei confini è finito, perché un bambino è nato per noi.
Non esistono più le «genti», esistono i figli, che sono uguali dappertutto. Zabulon e Neftali erano maledetti, adesso tutto è solo un bene-dire.
È il giorno in cui la guerra non ha più senso.
Il giorno in cui, grazie al Concepito, essa non è più concepibile.
Natale è una nascita per la vita. Per ciascuna vita.
Natale è il giorno in cui Dio dice: oggi ti ho generato.
Non solo è un padre e una madre; e non lo è nemmeno sempre; non immutabile, non granitico. Lo è oggi. Tutti gli oggi. Un oggi che costantemente si rinnova.
Dio non punisce più. Ha voluto farsi censire, ha sopportato il disagio, è nato in un luogo perché per lui non c'era un posto. Si è mostrato ai pastori, gente indegna e reietta, che dal tempio stava fuori.
E se è lì, tra le cose perdute, ignorate, mancanti, se è dove non lo troveremmo mai, allora davvero è.
Anche in questo giorno ci saranno calzature di soldato che marciano rimbombando. Anche oggi ci saranno mantelli intrisi di sangue. E la Parola ci dice che sono blasfemia, che il Dio degli eserciti non è Dio. Nessun Dio ha un esercito.
Dio è con-noi; è l'Emmanuele. Se è esplosione, lo sia di gioia. Se è fuoco, sia quello delle ardenti pagine di Isaia. Natale è la festa del rovescio; è la festa in cui, attraverso l'incarnazione, Dio scardina qualsiasi logica umana.
Perché ogni bambino, in ciascun luogo e nessuno, è semplicemente sé stesso e non gli servono altre definizioni.
Il bambino è «povero» perché ha bisogno dell'essenziale; ma Gesù si è fatto povero - scrive fratel G. Pipinato - per guarire anche le mie povertà: il povero «ci aiuta a rialzarci dalle nostre cadute e ci libera dal fango».
Il bambino è «povero» perché ha bisogno di noi; ma non del nostro aiuto materiale. Della nostra fiducia, della nostra amicizia. Del nostro tempo.
Il Dio bambino non punisce più. Il Dio bambino non vuole la nostra generosità. Il Dio bambino vuole la nostra amicizia. Solo così, dice ancora fratel Gabriele, potremo «ricevere l'abbraccio di Gesù e sentire nel silenzio la sua voce che dice al mio cuore: "ho bisogno di te"».




