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MINISTERI FEMMINILI E VANGELO

Così come oggi lo concepiamo, il concetto di "ordina sacro", con la sua tripartizione definita (episcopato, presbiterato e diaconato),non è attribuibile direttamente a Gesù ma la Chiesa, lungo il suo cammino nella Storia, elabora, in base alle necessità della comunità dei credenti, una visione di ministero, cercando di attingere dalle i indicazioni - esplicite ed implicite -  di Gesù. Uno degli argomenti addotti dai supporters dell'esclusione delle donne dal ministero ordinato, è l'affermazione che "tra i Dodici non annoverata alcuna donna". E' vero, tuttavia non possiamo da ciò dedurre la legittimità di una esclusione delle donne dall'Altare.

Anzitutto, occorre  considerare  il contesto storico e    sociologico   del   tempo:  i Dodici così come altri vicini alla cerchia di Gesù conducevano quasi una vita comune con il Maestro o, comunque, condividevano diversi momenti de suo ministero itinerante; è assolutamente impensabile che delle  donne potessero condurre quello stile di vita. Ciò però non escludeva l'appartenenza di diverse donne a Gesù ed alla cerchia dei Dodici: in Lc8,1-3 si menzionano tre donne che “li assistevano con i loro beni”.  “Servire” è   “diakoneô”, verbo  che nella Chiesa primitiva indicava anche  la predicazione ed alcuni servizi liturgici (oltre che il servizio concreto nella carità).

Altro luogo comune dei supporters dell'esclusione  è la presunta assenza delle donne all’ultima cena, evento a cui si fa risalire l'istituzione del cosiddetto "sacerdozio ministeriale":  anzitutto, la cena pasquale, presso gli ebrei, era la celebrazione familiare per antonomasia, dalla quale nessun membro della cerchia di appartenenza era escluso.  Mc14, 17 racconta che Gesù e i Dodici giunsero quando la cena pasquale era già stata preparata: è molto probabile che fosse stata preparata dalle donne (gli uomini non si occupavano della preparazione delle vivande) mentre non c'è alcuna traccia che le donne fossero state mandate via (era improbabile a quell'ora della sera) o che si fossero appartate al momento dell'istituzione dell'Eucarestia. 

Monsignor Adam Ignacio Maria Colabuig, preside della Pontificia Università ''Marianum'' , afferma che ''il vangelo di giovanni ci dice che Maria era presso la croce il giorno del venerdi' santo. Questo vuol dire che doveva essere arrivata a Gerusalemme con almeno un giorno di anticipo. Inoltre, sappiamo che la Pasqua aveva un carattere familiare e alle sue celebrazioni partecipavano anche le donne''.  'Sappiamo inoltre - continua il preside della facolta' ''Marianum''- che Maria seguiva sempre il gruppo degli apostoli non e' affatto da escludere quindi che lei, devota, venne lasciata partecipare all'addio di Gesu', la sera del giovedi', prima di morire di sulla croce''.

 

In Gv20, 18 Maria Maddalena riceve da Gesù il mandato di annunciare ai discepoli la Resurrezione. Per questo la Tradizione la ricorda come "apostola apostolorum.  "Maria di Magdala è colei che fa parte delle donne al seguito di Gesù, che ha assistito alla sua morte in croce e alla quale il Maestro appare per primo dopo la Risurrezione, rendendola prima testimone della vita nuova e prima annunciatrice del Vangelo; è lei che è mandata dai discepoli a portare l’annuncio ufficiale della resurrezione: “Io ho veduto il Signore”; apostola degli apostoli!
E che ciò potesse suscitare una qualche forma di ribellione da parte del seguito maschile di Yeshua, quello più investito di autorità all’interno della comunità nascente, è testimoniato proprio dagli scritti apocrifi (hic traditio, historia loquitor", n.d.r)" (cftr.M.C.Bomba, ocds, Centro Studi "E. Stein").

 

Il  participio presente del mandato affidato indicando un’azione fissa, da ripetere, quindi non relegata alla proclamazione del singolo evento della Resurrezione bensì alla predicazione. Nell'apparizione di cui ci racconta At1,14ss, in cui sono presenti anche le donne, è chiaro che l'incarico della predicazione e dell'annuncio del perdono e  della riconciliazione è affidato a tutti i discepoli, quindi anche alle donne.  Naturalmente il pensiero femminile e la sottesa conformazione sociale egualitaria indignarono alcune cerchie di cristiani, fautori dello status quo, tra cui uno dei più celebri apologeti che così si esprimeva, testimoniando finanche con le sue parole che le donne nel cristianesimo primitivo avevano certamente un ruolo di primo piano:  “Queste donne eretiche”, scrive Tertulliano, “quanto sono audaci! Non hanno modestia, sono così sfrontate che arrivano a insegnare, impegnarsi nelle dispute, decretare esorcismi, assumersi incarichi e perfino battezzare! […] Ma non è permesso che una donna parli in chiesa, né che insegni, né che offra l’eucarestia, né che pretenda per sé una parte in qualunque funzione maschile, per non parlare di qualunque ufficio sacerdotale”.

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