

Dove ognuno è QUALCUNO da amare.
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Membro del CONSIGLIO MONDIALE DELLE CHIESE CRISTIANE
LA DIFFERENZA CHE INCLUDE
(Letture: Mi 5, 1; Ml 3, 1-5a. 6-7b; Sal 145/146; Gal 3, 23-28; Gv 1, 6-8. 15-18 - anno A - V di Avvento ambrosiano)
In Cristo Gesù non c'è nessuna differenza, perché egli le assume tutte. Senza cancellare la particolarità di alcuna.
L'Uno di Cristo Gesù, è la relazione, la reciprocità. È una unità senza nucleo, una unità variegata. Cristo Gesù e non solo Gesù. Gesù uomo nacque e visse in Palestina, Cristo nasce e vive ovunque ci siano cuori che ascoltano. Ovunque sussistano visceri. Perché Cristo Gesù non è religione ma persona. È umanità in cui tutte e tutti si rispecchiano. Noi, come Giovanni, non siamo la luce; ma dare testimonianza alla luce significa trasmettere questa corporeità divina plurale, essere tutte e tutti partecipi del sacerdozio originario, che è universale.
In Cristo Gesù non ha spazio l'estraneo, il «diversamente credente» o il cosiddetto neutro maschile. La religione sì, parla di uomini e pensa soltanto ai maschi, vede l'altro, anche con le migliori intenzioni, come qualcosa di staccato da sé; appunto uno straniero, etimologicamente parlando. Cristo Gesù è in ogni traccia di Vangelo scritta, precorsa, presente e futura. Inaspettata, come era inaspettata la puntiforme Betlemme, come è stato inaspettato Giovanni, desertico e aspro e talora incompreso anche al suo stesso messaggio. Giovanni era il pedagogo (colui che accompagna), prima di tutto per sé. Aveva l'umiltà di voler capire, di farsi da parte, di attendere, ci si passi il termine, la serendipity della Ruah, lo Spirito.
Ma grazie a Cristo Gesù, non abbiamo più bisogno di pedagoghi; noi siamo - e, ciò che più conta, egli ci vuole - cristiani adulti.
Quante volte i tradizionalisti hanno irriso questa definizione! Eppure, è proprio Cristo Gesù che ci esorta a uscire, a non rimanere eterni scolari; è il suo Natale bambino che lo impone. Il bambino è la concretezza, l'essenzialità, il grumo. Ma il bambino contiene in sé il cambiamento, lo sviluppo, il cammino. Egli, essa, è già attuazione del nuovo. Il bambino è padre e madre dell'adulto.
Cristo Gesù ci vuole così, adulti, liberi, santi. Donne e uomini in avanti, diversi nei tempi e nei modi; egli non cambia, ma noi - profetizza Michea - siamo proprio così, ancora in cammino. Che vuol dire, ancora alla ricerca delle sue profondità.
Tutto ci sarà chiaro alla fine dei tempi, anzi, del nostro tempo; questo è ciò che ci insegnano. In realtà, tutto è già chiaro nel non ancora quotidiano, nei piccoli miracoli della vita ordinaria, nel nostro stesso stare al mondo con e per qualcuno/a. E su questo specifico punto concordiamo con San Carlo Acutis che sosteneva di non aver bisogno di recarsi a Gerusalemme per «conoscere» meglio Dio. Gli bastavano i volti e le strade di tutti i giorni.
Il miracolo del Natale è una differenza che include, è già inclusione. Non dobbiamo aggiungere nulla, tutto si trova, ma ogni volta tutto si fa scoprire e arricchire. Della nostra comprensione sempre nuova anche quando si ripete. Mai uguale, mai monotona. Mai religione, ma corpo e sangue; eucaristia.




